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sette soldati
I soldati erano sette come dal lunedì alla domenica e stavano da due mesi in trincea ed erano due mesi di fango e odore di uomini di argilla modellati come piccole scimmie cinesi e colore di uomini da sembrare statue di terra, la faccia colore della terra, i denti colore della terra, gli occhi, ah gli occhi, qualche sprazzo di colore colava dagli occhi come dalla tenda pesante del cinema entrava la luce del corridoio, ma la notte copriva di lava quegli uomini come la terra della tomba.
Per questo i soldati non avevano paura di morire, nessuno ne aveva, ed erano così liberi e semplici, statuette primitive, dei fertili con teste di coccio e la punta del naso e delle orecchie rimpicciolite dal tempo.
La loro trincea era una custodia di privilegio, e loro erano i soldati scelti, l'argenteria della guerra.
Al primo soldato piaceva dire senctimento, all'americana, lo metteva dappertutto con quell'accento e diceva ed era la sua morale, anche quando non era soldato era il suo principio il senctimento, diceva.
Sen-ti-mento, gli sillabava il terzo soldato,
ma lui insisteva a pronunciare da yanchee quella parola che era la chiave di volta, il mattone centrale degli archi, diceva, di ogni cosa umana e anche animale. Anche l'animale, diceva il soldato, ha il senctimento, guarda gli occhi di un cane quando chiudi la porta e mentre il soldato si figurava l'abbandono, il senctimento liquido dell'abbandono del cane, sulle labbra si screpolava la terra e sembrava che parlando perdesse pezzi di labbra ogni volta. Allora il terzo soldato smetteva di credere al sen-ti-men-to sillabato e sembrava anche a lui che esistesse un senctimento, come quello friabile sulla bocca del primo soldato, il primo della trincea.
Il primo soldato uscì dalla trincea alle 9 e 40 del mattino, uccise il nemico e rientrò nella custodia di velluto.
Il secondo soldato fumava sigarette russe e gli piacevano così tanto quelle sigarette che si era fatto crescere i baffi da russo della steppa perché le sigarette, marchiate ad inchiostro con un minuscolo numero sette, avevano un filtro vuoto e lungo, un filtro di cartoncino lungo per filtrare tre soli centimetri di tabacco e il tubicino serviva a non bruciarsi i folti baffi di chi lavorava nella terra stopposa della steppa e il secondo soldato era un uomo stopposo però lui, armiere di terra, si sentiva come quei principi squamosi della russia, quei capi di esercito che cloccavano sui carretti con i cavalli ed erano immortali alle frecce e alla scocca e con quelle applique d'argento sulla corazza parevano pesci nel mare dell'eterno e quelle loro femmine con i bracciali sulle braccia, poco sotto alla curva delle spalle, erano ciò che più di eterno avesse come sogno, cavalcare le steppe dell'Uzbekistan e l'amore tra le braccia ornate di quelle femmine.
Il secondo soldato uscì dalla trincea alle 10 e 03 e uccise il nemico e rientrò nella trincea di velluto.
Il terzo soldato in America c'era nato e per questo possedeva gli accenti di tutte le strade della metropoli, come i greci gli accenti spiritelli del tempo, ed ogni strada di quella sua America metropolitana che vestiva pantaloni in dralon Bayer, aveva una cadenza diversa come erano diversi i cieli e quel soldato di terra che poteva scordare il suo colore con l'whisky e i fari blu dei locali, e quando era oltre l'oceano spendeva gli accenti come il ricco la moneta e ogni strada diventava la sua come se avesse, in ogni street, un civico e un portone e una casa e un letto con un lampadario di carta bianca e conchiglie piccole sopra il letto.
Questo era solito raccontare, il terzo soldato e si zittiva solo quando dalla terra usciva la prima umidità della nostalgia, l'umido ricordo che inumidiva la terra rappresa sui polsini della divisa e la divisa odorava allora non più della nafta nera delle strade e dell'acrilico sudato, ma di campi di collina in ottobre inoltrato, col dolce del mosto già mischiato nel profondo della collina e così il terzo soldato non si sentiva diverso dalla collina scura che aveva davanti e poteva prepararsi anche lui alla guerra degli altri. La guerra che era di tutti gli accenti del mondo.
Il terzo soldato uscì dalla trincea cinque minuti prima di mezzogiorno, uccise il suo nemico e rientrò nel velluto della terra.
sembra un angelo caduto dal cielo
nada, amore disperato
(continua)