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stramboti
zanzare
Da qui sotto vedo il mondo piccolo e storto.
Io sono così, sono sghimbescia. Sto seduta col culo poggiato per terra e su quello saltello come se fossi un sasso nell'acqua.
Mi muovo di traverso, non dritta ma di traverso. Non gattono, non cammino, rimbalzo in obliquo. Sono riccia e napoletana e mi chiamo erika come la pianta che fa i fiorellini rosa che quando si seccano sporcano dappertutto. Sono nata in Lombardia e mia mamma guarda Sentieri finché stira. Il muscolo del mio braccio è come quello dei tennisti: faccio leva poggiandolo a terra per darmi la spintarella e poi balzo come una ranocchia.
Mi piace la moquette. Ma non per arredamento. Mi piace mangiarci le cose che ci trovo dentro. Non tutte le cose: le zanzare. Quelle lì si infilano nelle asoline sottili dell'intreccio beige del tessuto plasticoso. Forse sono una specie di rettile e sento il mondo strusciando per terra.
Io comunque le zanzare me le mangio più che altro per il gusto di scovarle e tirarle fuori come si fa con le caccole del naso. Esse sono quasi insapori. Sanno solo un pò di giornale e di ferro da stiro.
Da un pò ho scoperto anche la lecca, le palline di argilla delle piante che si mettono perché le piante hanno sete, o qualcosa di simile che ora non ricordo bene. Ciuccio le palline fino a frantumarmele in bocca. Le mordicchio e le mischio talvolta con le zanzare. A me piace far merenda così. Mi hanno portato da qualcuno per vedere se potevo sollevarmi e camminare normale, ma io sto comoda. Non è che non sono capace, non mi va. Qualche volta mi sento un pò triste.
veleno
Nella minestra c'è il veleno. I miei genitori, mentre ero a scuola, hanno messo l'anticrittogamico delle piante nella zuppa. Mamma e papà sono complici. Lo so perché quando si guardano si scambiano dei discorsi interi velocissimi, si passano in silenzio le parole dei grandi e una parola che è solo dei grandi è veleno.
E' una parola paurosa per i bambini che per prima cosa, ha detto mio papà, devono imparare a non mangiare il veleno. Quando vedo la scatola della polvere velenosa vicino all'autobotte devo allontanarmi subito perché è veleno.
Cosa che ho sempre fatto. Però la scatola con sopra le mele macchiate di grosse macchie e crepe marroni ieri era vuota e so perché: perché l'anticrittogamico è dentro la minestra.
So che morirò avvelenata mangiando questa minestra ma non vorrei. Allora prendo tempo e guardo gli altri mangiare, mia sorella, mia nonna, mio zio: devo capire se soffrono di dolori venefici.
Intanto soffio sopra la zuppa, e soffio e soffio, finché faccio un buco e si vede il fondo del piatto. Non devo esagerare nel ritardare di mettere il cucchiaio in bocca altrimenti mia mamma e mio papà capiscono che so e apriti cielo, fingerebbero che non è vero e mi farebbero le domande che non hanno risposta.
Come puoi pensare che i tuoi genitori vogliano avvelenarti?
Lo sai che ti vogliamo bene, vero?
Peggiorerei le cose perché troverebbero un modo più segreto ancora di avvelenarmi.
I grandi hanno molti segreti e possono toccare il veleno e non morire come invece muoiono i bambini di veleno.
scritti di miaperfidia, http://liquidi.splinder.com/
e del coniglio harvey
